Oggi, sui media, il partito conformista sembra sorpreso dall’accelerazione che Donald Trump ha impresso alla politica internazionale e a quella statunitense (per la necessità di recuperare il tempo perduto dai suoi predecessori, durante il quale i nemici dell’Occidente hanno conquistato molto terreno). Ma i “sorpresi” sono gli stessi che hanno snobbato il documento sulla strategia di sicurezza nazionale della Casa Bianca, dove erano tracciate proprio le linee della politica dell’Amministrazione.

Particolarmente ostile è stata la loro reazione per le tre pagine che il documento americano ha dedicato all’Europa, liquidate come un rozzo sintomo di antieuropeismo. Eppure quelle pagine sono in sorprendente consonanza non solo (come abbiamo notato giorni fa) con le riflessioni di Benedetto XVI, ma pure con la Dichiarazione di Parigi che, nel novembre 2017, fu firmata da autorevoli intellettuali europei di cultura conservatrice, come Roger Scruton (nella foto, ndr), Rémi Brague, Robert Spaemann, Pierre Manent, Chantal Delsol e altri, a cui non si può certo attribuire odio antieuropeo. Infatti proprio questi intellettuali rivendicavano l’eredità dell’Europa, appassionatamente difesa con una lucida requisitoria contro l’ideologia dominante nelle classi dirigenti.