Sono entrati insieme nella procura di Sion accompagnati dai loro tre avvocati Jacques e Jessica Moretti, i proprietari del bar Le Constellation di Crans-Montana in cui a Capodanno hanno perso la vita 40 ragazzi - di cui 6 italiani - e in 116 sono rimasti feriti. E sono usciti dal loro primo interrogatorio, durato 6 ore, divisi: lui a bordo di un furgone della polizia cantonale, diretto in carcere, lei verso casa agli arresti domiciliari. Jessica ha rotto il silenzio, chiedendo scusa in lacrime: «I miei pensieri sono sempre rivolti alle vittime e alle persone che stanno combattendo oggi. È una tragedia inimmaginabile. Non avremmo mai potuto prevedere una cosa del genere. È successo nel nostro locale e voglio scusarmi».
Jessica era lì quella notte: non ha dato l’ordine di spegnere la musica e non ha avvertito i ragazzi, anzi, secondo alcuni testimoni sarebbe fuggita con la cassa in mano. Se questa ipotesi fosse vera, «penso che si debba essere implacabili», ha sottolineato la premier Giorgia Meloni. Ma per i reati che vengono loro contestati - incendio, omicidio e lesioni tutti a carattere colposo - rischiano circa 3 anni di pena.
Per 8 giorni i coniugi Moretti sono rimasti liberi, tra le critiche dei parenti delle vittime e delle istituzioni dei Paesi travolti dalla tragedia. Ora però è emerso un concreto pericolo di fuga per Jacques, «considerate le sue dichiarazioni, il suo percorso di vita e la sua situazione in Svizzera e all’estero», ha detto la procuratrice generale del Cantone Vallese Béatrice Pilloud. Questo significa che nell’interrogatorio non ha collaborato, i suoi precedenti penali lo rendono poco affidabile e potrebbe rifugiarsi all’estero, visto che è originario della Corsica, ma con affari anche in Costa azzurra. Essendo di nazionalità francese, Paese che non estrada i propri cittadini, se il 49enne facesse ritorno in patria le autorità elvetiche non riuscirebbero a farlo tornare. Anche per la moglie sussiste il pericolo di fuga, ma ha un bambino di pochi mesi da allattare, quindi il pm ha chiesto per lei gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, divieto di lasciare la Svizzera, deposito di una cauzione, consegna dei documenti di identità, oltre alla richiesta di presentarsi ogni tre giorni alla polizia. Misure che devono essere confermate entro 48 ore dal Tribunale delle misure coercitive. C’è sollievo per gli arresti, definiti «una cosa buona» e «un atto dovuto» rispettivamente dai genitori del 16enne romano scomparso Riccardo Minghetti e del coetaneo ricoverato al Niguarda Manfredi Marcucci. «Bene così. Fare giustizia, fino in fondo», la reazione del vicepremier Matteo Salvini, a cui ha fatto eco l’altro vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani: «È il primo atto di giustizia. L’Italia deve costituirsi parte civile».












