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Slitta il verdetto. Bessent: "Le tariffe non sono in discussione". Il mercato del lavoro tira il freno

Per ora i dazi di Trump restano in vigore. La Corte Suprema degli Stati Uniti ieri non si è infatti pronunciata, come invece si attendeva, sulla legalità della guerra commerciale scatenata ad aprile 2025 dal presidente Usa. Il prossimo opinion day potrebbe tenersi mercoledì 14 gennaio e di certo la decisione dovrà affrontare due questioni: se l'amministrazione possa utilizzare le disposizioni dell'International Emergency Economic Powers Act (Ieepa) per imporre i dazi e, in caso contrario, se gli Stati Uniti dovranno rimborsare gli importatori che hanno già pagato i dazi. Si potrebbe, però, arrivare anche a una posizione intermedia, perché la Corte può concedere poteri limitati ai sensi dell'Ieepa e richiedere solo un rimborso limitato. Vedremo. Intanto, il consigliere economico Kevin Hassett (uno dei finalisti per la carica di presidente della Federal Reserve, mentre Jerome Powell si avvicina alla fine del mandato) ha assicurato che l'amministrazione ha gli strumenti per agire anche se i dazi fossero ritenute illegali. Tra le opzioni allo studio figurano i poteri della Section 301, sebbene più lenti da attivare, e la Section 122 del Trade Act, che consente al presidente di imporre dazi in autonomia, ma con limiti di durata e intensità. E lo stesso segretario al Tesoro Usa, Scott Bessent, ha dichiarato ieri che "ciò che non è in dubbio è la nostra capacità di continuare a riscuotere dazi più o meno allo stesso livello, in termini di entrate complessive. Ciò che è in dubbio, ed è un vero peccato per il popolo americano, è che il presidente perderà la flessibilità di utilizzare i dazi sia per la sicurezza nazionale, sia per ottenere influenza negoziale". Secondo i dati del Tesoro, i dazi hanno fruttato circa 195 miliardi di dollari nell'anno fiscale 2025 e altri 62 miliardi di dollari nel 2026.