C’è chi partecipa a manifestazioni violente dal 2018. E non ha mai smesso da allora: «Hanno dimostrato di essere insofferenti all’autorità e di non saperne rispettare gli ordini, tenendo condotte violente che potrebbero degenerare in fatti più gravi» scrive il giudice che ha emesso le misure di custodia cautelare per tredici antagonisti. Tutti nomi noti legati ad Askatasuna: da Sara Munari, considerata una dei nuovi leader del centro sociale, ad altri militanti con una sfilza di accuse lunghe pagine e pagine di ordinanza.

Ora, per evitare che possano partecipare a nuove manifestazioni violente, hanno tutti l’obbligo di firma e sei di loro hanno anche l’obbligo di dimora a Torino, con il divieto di allontanarsi da casa dalle 19.30 alle 7.30: i reati contestati, a vario titolo, sono rapina, resistenza aggravata a pubblico ufficiale e violenza privata aggravata.

Sono tutti legati a cortei dell’autunno caldo del 2024, conclusi con nove poliziotti feriti: a partire dal 13 novembre, quando circa settanta manifestanti avevano fatto irruzione nella sede della Leonardo in corso Francia, accusata di complicità con Israele.

Due giorni dopo il copione si era ripetuto in piazza Castello, quando 700 persone avevano sfilato per la “Giornata nazionale dello studente” e c’erano stati scontri in piazza Castello, alla Rai e alla Mole Antonelliana: qui alcuni antagonisti erano saliti sulla balconata, piazzando bandiere della Palestina al posto di quelle dell’Unione europea, del Comune e dell’Italia, imbrattata con le scritte “Free Gaza” e “1312” (codice utilizzato al posto di “Acab”, classico slogan contro le forze dell’ordine). La manifestazione si era conclusa con i danni da McDonald’s e Burger King. Il 29 novembre, dopo le tensioni in piazza e a Porta Nuova, i manifestanti avevano bloccato i binari a Porta Susa e perso il cellulare a un investigatore della Digos che li stava filmando. Il 13 dicembre, infine, c’erano stati i lanci di uova, pietre e fumogeni all’Ufficio scolastico regionale, al Politecnico e alla Rai.