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Ultimo aggiornamento: 11:35

di Francesco Valendino

Dunque Trump sarebbe un “imperialista brutale”. Un pericoloso sovversivo dell’ordine internazionale. Un vandalo che calpesta le sacre tavole del diritto tra i popoli. E i suoi predecessori, invece? Santi subito, immaginiamo. Peccato che la realtà – quella cosa ostinata che continua a disturbare la propaganda – racconti una storia leggermente diversa.

Prendiamo la conversazione telefonica appena declassificata tra Bush Jr. e Putin, alla vigilia dell’invasione dell’Iraq. Marzo 2003: il presidente americano spiega al collega russo che sta per bombardare Baghdad. Non chiede permesso, beninteso. Non argomenta in base al diritto internazionale. Semplicemente informa. Con la stessa cortesia con cui si avvisa il vicino che il giorno dopo passerà il camion dei rifiuti. Il tono è identico a quello che Trump usa oggi per parlare di Groenlandia o Canale di Panama: “lo faccio perché posso”. La differenza? Trump almeno non si nasconde dietro al dito delle “armi di distruzione di massa” che – ops – non sono mai esistite.