"Andate fuori dalle palle": non ha moderato i toni il sindaco di Minneapolis Jacob Frey che ancora oggi ha ribadito con forza che gli agenti dell'Ice mobilitati dall'amministrazione Trump sono persone non grate nella città da lui amministrata.
In prima linea contro l'Ice, Frey non è però un rivoluzionario alla Zohran Mamdani: è stato rieletto per il terzo mandato in novembre con una piattaforma moderata, pro-business e pro-polizia sconfiggendo il rivale socialista Omar Fateh che si presentava come il Mamdani di Minneapolis.
Ebreo, 44 anni, ex maratoneta, il sindaco è però amico dei migranti: ha vietato ai federali di utilizzare proprietà comunali come aree di appoggio e, nel marzo 2025, quando già era nell'aria il giro di vite dell'amministrazione Trump, aveva ribadito che la sua città sarebbe rimasta luogo protetto per i clandestini.
Frey è dal 2018 al timone della città dove nel 2020 un poliziotto bianco uccise l'afro-americano disarmato George Floyd scatenando cortei Black Lives Matter in tutta l'America. Il sindaco dem non ha usato mezzi termini per esprimere la sua rabbia contro gli agenti dopo che uno di loro ha ucciso la manifestante pro-migranti Renee Nicole Good.
Dopo aver contestato ieri come "una stronzata" l'interpretazione pro-Ice data dall'amministrazione Trump sul video della sparatoria, oggi si è scusato sarcasticamente se il suo linguaggio ha "offeso le orecchie da principessa Disney" dei federali: "Se parliamo di ciò che è incendiario, da una parte c'è chi ha detto una parolaccia, dall'altra c'è qualcuno che ha ucciso un'altra persona. Credo che l'azione più incendiaria sia uccidere".











