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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ordinato il ritiro degli Stati Uniti da più di 60 organizzazioni internazionali, di cui circa la metà sono legate alle Nazioni Unite. Molte sono organizzazioni per la collaborazione contro il cambiamento climatico, altri programmi che si occupano di cooperazione internazionale, salute riproduttiva o di politiche di genere: tutti temi che l’amministrazione Trump ha sempre guardato con scetticismo, quando non con aperta opposizione.

Secondo l’amministrazione statunitense queste organizzazioni «erodono l’indipendenza degli Stati Uniti e sprecano i soldi dei contribuenti per portare a termine obiettivi inefficaci oppure ostili», tra cui «politiche radicali sul cambiamento climatico, sulla governance globale e programmi ideologici che sono in conflitto con la sovranità statunitense e con la sua forza economica».

La lista è il risultato di un lavoro durato circa un anno: a febbraio del 2025 Trump aveva ordinato alla sua amministrazione di esaminare tutte le organizzazioni internazionali di cui gli Stati Uniti sono membri o alle quali forniscono finanziamenti, per determinare quali fossero contrarie agli interessi nazionali.

Nella lista che ne è uscita sono presenti 66 organizzazioni: 31 fanno parte dell’ONU, la più importante organizzazione internazionale che Trump ha più volte criticato (l’ultima durante l’Assemblea generale di settembre, quando ha detto che ha «un gran potenziale» ma che questo è lontano dall’essere sfruttato a pieno). Le altre 35 sono invece organizzazioni slegate o conferenze minori.