Dal contrasto alla crisi climatica a quella dei migranti, fino alla lotta per la parità di genere. Con un ordine esecutivo il presidente Donald Trump ha ordinato il ritiro degli Usa da 66 tra accordi e organismi internazionali, la metà collegate all’Onu, perché “non servono agli interessi americani” e “promuovono agende inefficaci e ostili”. Tra le più importanti c’è la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, l’Unfccc, su cui si basano gli sforzi internazionali per combattere il riscaldamento globale. Era stato ratificato nel 1992 durante il summit della Terra a Rio de Janeiro.

“Queste istituzioni sono ridondanti, mal gestite, superflue, costose, amministrate in modo inefficiente, catturate dagli interessi di attori che promuovono agende proprie in contrasto con le nostre – ha spiegato il segretario di Stato Marco Rubio - Non è più accettabile dare loro il sangue, il sudore e le risorse del popolo americano senza ottenere in cambio poco o nulla”.

Nel secondo mandato il tycoon era uscito dall’Accordo di Parigi, dall’Oms, dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite e dall’Unesco, e non aveva inviato nessuna delegazione alla Cop30 in Brasile. Nel marzo del 2025 il presidente aveva già smantellato l’agenzia federale che per decenni ha fornito aiuti umanitari e assistenza per lo sviluppo in decine di Paesi in tutto il mondo, l’Usaid.