Meloni, i timori su Putin per i missili in Bielorussia. Il nodo della ricostruzione
La nota dopo la call con Zelensky e Trump
ITALIA > POLITICA
lunedì 29 dicembre 2025 di Ileana Sciarra
Un anno fa, Giorgia Meloni si era recata in missione super segreta a Mar-a-Lago per strappare a Donald Trump la promessa di un impegno diretto degli Usa per la liberazione della giornalista italiana Cecilia Sala, illegittimamente detenuta in Iran. Giocando d’azzardo, ma incassando uno dei più grandi successi diplomatici del suo governo. Un anno dopo, assieme agli altri leader europei, la premier guarda con preoccupazione alla residenza del tycoon a Palm Beach, dove Volodymyr Zelensky viene accolto, ma solo dopo una telefonata di un’ora e mezzo tra Trump e Vladimir Putin. E se è vero che per far la pace bisogna essere in due, altrettanto vero è che tra le poche certezze delle cancellerie europee c’è la consapevolezza pressoché granitica che il presidente americano propenda per una delle due parti in causa, opposta a quella sostenuta dagli europei. Quando nel Vecchio Continente è già sera, tutti i riflettori sono puntati su Mar-a-Lago, dove si attende l’esito di un confronto blindato. Al seguito, Meloni e gli altri leader si sono collegati alla residenza di Trump per fare il punto. La premier ha nuovamente «ricordato l’importanza della coesione tra partner in un momento in cui il processo negoziale segna passi in avanti», ribadendo «l’esigenza di mantenere la massima convergenza sui temi che toccano gli interessi vitali dell’Ucraina e dei suoi partner europei». Leggi sicurezza. Meloni è preoccupata, vede spiragli ma è vivo il timore di darla vinta a Putin. Nella nota diramata da Palazzo Chigi al termine della call, si chiede non a caso alla Russia di «dare prova di senso di responsabilità e apertura al negoziato, mostrando una reale volontà di giungere alla cessazione delle ostilità».






