Nella strada che porta via dalle trincee, fuori dalle linee di combattimento, il soldato alla guida del pick up sterza in derapata scivolando su fango e ghiaccio.

Poi dall'abitacolo si sentono degli spari che partono dal mezzo: dietro al cassone altri due militari aprono il fuoco puntando al cielo, avvisati via radio dell'arrivo di un drone. A quel punto il mezzo accelera disperato per uscire al più presto fuori dalla portata dei volatili meccanici.

Dieci minuti con il nodo in gola. Poi si rallenta, è andata bene anche stavolta: nessun commento, solo un sospiro, si scende dal Nissan Navara nero, via l'elmetto e come premio di quella routine arriva la pausa sigaretta. Stessa corsa per il viaggio al contrario, che porta alla 'zero line' del Donestk, nelle postazioni a ridosso della linea oltre la quale il confine tra Ucraina e Russia è soltanto una questione di traiettorie giuste tra trappole e cadaveri, difficili da recuperare sul campo in quel punto. "Gli assalti da Est sono aumentati dalla scorsa estate e il maltempo per noi è un'arma a doppio taglio: da una parte gli attacchi rallentano e dall'altra le truppe russe avanzano a piedi cercando di prendere terreno, perché con pioggia, neve e vento non riusciamo a coprire bene le nostre postazioni coni droni. Loro spingono, ma in questi mesi qui ancora teniamo, non abbiamo perso territori. Certo al momento possiamo solo difenderci", spiegano nella trincea i soldati ucraini del battaglione 'Legione Nord' della 44esima brigata meccanizzata.