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"Non ero io a fornire le informazioni" dice Bellavia. E conferma che il "papello" di 36 pagine è opera sua
"Non ero io a fornire informazioni a Report, era reReport che me le chiedeva. Io aiutavo i loro giornalisti ad evitare le querele". Sono queste le dichiarazioni rilasciate in serata da Gian Gaetano Bellavia in esclusiva al Giornale. Dichiarazioni che confermano la nuova versione e le prime ammissioni emerse in giornata.
La giornata si era aperta infatti con un primo colpo di scena sul documento di 36 pagine finito (non si sa come) nell'inchiesta milanese sui dati sottratti allo studio del commercialista, consulente di Report e di molti magistrati. È il documento chiave, perchè riporta l'elenco dei 104 titolari dei dati custoditi da Bellavia nel suo archivio e poi trafugati. La sua pubblicazione sul Giornale ha sollevato allarmi e interrogazioni parlamentari, e da più parti ne era stata messa in dubbio l'autenticità. Bellavia, in una intervista al Fatto Quotidiano del 3 gennaio ne aveva disconosciuto la paternità: "Non ne so nulla, posso solo dire che, se esiste, quel documento non proviene da me o dal nostro studio". E invece l'autore è proprio lui. È stato lo stesso Bellavia ad ammetterlo, attraverso il suo legale Luca Ricci, in una nota diffusa ieri: si tratta del "contenuto" di "comunicazioni via mail" tra Bellavia e il precedente difensore.






