Milano, 8 gen. (askanews) – Da lunedì Nestlé ha avviato il richiamo volontario di lotti di latte artificiale per l’infanzia distribuiti in tutto il mondo. L’azienda, che ha da parlato di “una misura precauzionale dovuta alla potenziale presenza di cereulide, una tossina che può causare nausea e vomito, in uno degli ingredienti utilizzato” per il suo latte artificiale, ha via via aggiornato la lista dei Paesi a cui è rivolto il richiamo. In questo lungo elenco, che conta oltre una quarantina di mercati dall’Europa all’Asia all’America Latina e al Medio Oriente, c’è anche l’Italia dove il ritiro riguarda marchi come Nidina, Nan e Alfamino. La decisione, secondo il Financial Times, potrebbe costare alla multinazionale svizzera “fino a 1,2 miliardi di franchi svizzeri in termini di mancati guadagni e rischia di danneggiare la reputazione dei suoi marchi” oltre a rappresentare una battuta d’arresto per il nuovo amministratore delegato, Philipp Navratil, al lavoro per ricostruire la fiducia degli investitori nel gruppo alimentare svizzero.
Gli analisti di Jefferies hanno calcolato che circa l’1,3% delle vendite del gruppo Nestlé potrebbe essere interessato, per un’esposizione totale pari a 1,2 miliardi di franchi svizzeri. Un altro analista di Barclays, ha stimato un’esposizione simile, valutando il rischio totale tra lo 0,8 e l’1,5% delle vendite del gruppo.












