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8 GENNAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 13:15

Premessa. Il Napoli stecca contro il Verona e per la prima volta si allontana dalla vetta, proprio alla vigilia della sfida scudetto contro l’Inter. Antonio Conte e città come sempre piagnucolano per un paio di fischi arbitrali sfavorevoli, qualcuno addirittura torna a blaterare di “vento del Nord” (cit.) e macchinazioni simili, ma qui non c’è nessun complotto: per una volta non ha sbagliato il Var, è proprio il regolamento – che è stato applicato in maniera ineccepibile, soprattutto in occasione del gol annullato a Hojlund – ad essere sbagliato.

Più del contestato arbitro Marchetti, probabilmente, ha pesato l’atavica incapacità di Conte a gestire turnover e doppio impegno: la squadra, apparsa ingiocabile nelle ultime uscite, è puntualmente inciampata non appena non ha avuto una settimana piena per preparare la gara. Dopodiché ci sono stati anche gli episodi: due falli di mano chiaramente involontari, sanzionati entrambi dopo revisione al Var, che hanno portato al rigore dello 0-2 e all’annullamento del momentaneo 2-2, che se convalidato avrebbe dato più tempo agli azzurri per completare la rimonta (eravamo ancora al 72’). Sul primo non saremo mai tutti d’accordo: il braccio di Buongiorno è in posizione innaturale ma anche condizionato dal contrasto con l’avversario, qualsiasi scelta avrebbe suscitato polemiche. Sul secondo invece nessun dubbio: Hojlund sfiora la palla col polso prima di controllarla e scaraventarla in porta. Quel gol, regolamento alla mano, era da annullare. Ma farlo significa la morte del calcio.