Una caccia in alto mare che si snoda per oltre due settimane e quattromila miglia tra i Caraibi e le acque dell’Atlantico del Nord, una petroliera che cambia bandiera durante la fuga per mettersi sotto la protezione di Mosca, un’operazione militare con molti dettagli ancora da chiarire: fino a qualche anno fa, l’abbordaggio della Marinera lanciato nel pomeriggio del 7 gennaio dalla Marina e dalla Guardia costiera statunitense sarebbe sembrato materiale per un thriller alla Tom Clancy; oggi è l’ennesimo colpo di scena in un contesto sempre più instabile, denso di operazioni speciali e intrighi internazionali.

Ma, soprattutto, è il primo caso nella storia recente di una nave russa abbordata dagli americani.

Blocchi marittimi e navi fantasma

Lo sfondo è quello del blocco navale al petrolio venezuelano che Donald Trump proclama il 17 dicembre scorso: il greggio di Caracas, già sottoposto a varie interdizioni, viene trasportato su «petroliere fantasma», navi dalla struttura proprietaria opaca, che battono bandiere di comodo o fornite da paesi disinvolti ed eludono le sanzioni viaggiando con transponder spenti e vendendo il petrolio a stati o aziende compiacenti.

Sono gli stessi metodi usati dalla flotta fantasma russa, già coinvolta in vari incidenti sospetti nel Mar Baltico, ma la Casa Bianca ordina il fermo di tutte le navi sospette nei pressi del Venezuela.