Nove mesi dopo la riapertura, il Cpr di Torino finisce di nuovo sotto il faro degli inquirenti. Questa volta, a dare vita all’indagine, è la querela sporta a metà dicembre da un uomo recluso nella struttura di corso Brunelleschi. Un uomo che ha 25 anni, è di origini tunisine ed è “ospite” del centro perché risulta irregolare: non ha documenti. Il giovane ha precedenti per rapina e cessione di stupefacenti.
Difeso dall’avvocata Monica Grosso, il 25enne sostiene di essere stato vittima di una «aggressione» da parte del direttore dell’ente gestore del Cpr, che risale al 15 dicembre. Un fatto a cui sarebbero stati presenti quattro testimoni, citati nella querela. Quattro persone che lavorano nel centro con mansioni diverse e che potrebbero essere sentite. La procura, ricevuta la querela, ha avviato accertamenti.
«Il 15 dicembre alle ore 15 - è quanto ha denunciato il 25enne - ero nella stanza dei mediatori. Avevo chiesto di poter telefonare a un familiare. Quando sono arrivato lì una delle mediatrici ha chiamato il direttore chiedendogli di raggiungerla. E lui è comparso. Si è avvicinato a me di scatto, mi ha messo con forza una mano sul viso, mettendo il pollice e parte del palmo sotto la mascella. Con le altre dita stringeva forte tra il naso e le guance, spingendo il viso verso l’alto. Ha tenuto la presa per diversi minuti. Mi ha procurato un forte dolore. Ha gridato “bastardo, te la faccio pagare, ti faccio arrestare, non ci metto niente”. Sono rimasto scioccato». L’uomo dichiara di «avere paura». «Già mi trovo in un luogo di detenzione senza che io abbia commesso nessun reato, isolato dai miei familiari - sostiene - ma non solo, adesso devo subire anche aggressioni gratuite. Non dormo più la notte».






