Forze federali hanno aperto il fuoco e ucciso una donna a Minneapolis nell'ambito di una massiccia azione anti-migranti. La vittima avrebbe tentato di speronare con la sua auto agenti dell'Ice impegnati nella zona di Powerhorn, un quartiere residenziale della città del Minnesota. La sparatoria ha attirato una vasta folla di manifestanti. Giornalisti presenti sul posto hanno visto un'area transennata con un gran numero di agenti dell'Ice all'incrocio tra 34esima e Portland Avenue. La donna era la moglie di un leader del movimento a difesa dei migranti. Lo ha reso noto l'ufficio della senatrice Tina Smith. Una portavoce della Homeland Security ha detto a sua volta che la vittima aveva "usato la sua auto come un'arma" cercando di uccidere agenti federali che stavano conducendo "una azione mirata".
La campagna di Trump a Minneapolis
Con oltre 2mila agenti dell'Ice mobilitati, Minneapolis è l'ultimo bersaglio della campagna dell'amministrazione Trump contro l'immigrazione illegale. "Gli agenti dell'Ice stanno provocando il caos", ha detto il sindaco Jacob Frey che, sui suoi profili social, ha chiesto alle forze federali di lasciare immediatamente la città.
I dettagli sulla sparatoria sono ancora frammentari. Si sa però che c'era una massiccia presenza di agenti federali e locali nella zona. Tra i partecipanti all'azione c'era anche Gregory Bovino, alto funzionario della U.S. Customs and Border Patrol, noto per essere stato il volto delle operazioni di repressione anti-migranti a Los Angeles, Chicago e in altre città.











