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I fan dei Pink Floyd amano fantasticare su cosa sarebbe accaduto se Syd Barrett, il fondatore e primo chitarrista del gruppo, nato il 6 gennaio di ottant’anni fa, non avesse lasciato la band. La domanda compare spesso nei forum di discussione frequentati dagli impallinati dei Pink Floyd, dove immancabilmente si creano due fazioni opposte. Secondo la prima, i Pink Floyd avrebbero pubblicato i loro dischi migliori dopo il 1968, quando Barrett uscì dal gruppo, il suo posto fu preso da David Gilmour e il controllo creativo passò progressivamente nelle mani di Roger Waters.

L’altra fazione sostiene invece il contrario: ossia che il periodo con Barrett, durato poco più di due anni e caratterizzato da un approccio decisamente più psichedelico, libero e istintivo alla scrittura delle canzoni, sia stata la fase di maggior fervore creativo dei Pink Floyd, e che dopo la sua uscita il gruppo abbia imboccato una direzione artistica diversa e per certi versi più convenzionale, nonostante siano diventati una delle band più amate e importanti nella storia del rock.

L’affetto duraturo e la grande considerazione che molti appassionati continuano ad attribuire a Barrett sono notevoli, considerando che i Pink Floyd pubblicarono i loro dischi più famosi e celebrati, come The Dark Side of the Moon, Wish You Were Here e The Wall, quando lui non faceva più parte del gruppo.