Milano, 7 gen. (askanews) – La dottoressa Rosina Biondo è un medico specialista fisiatra, già dirigente medico dell’ASL Romagna. Ha lavorato per molti anni presso l’ospedale Bufalini di Cesena, all’interno del centro grandi ustionati diretto dal dottor Davide Melandri. In questo contesto, ha operato come consulente fisiatra all’interno dell’equipe grandi ustionati.

“Durante l’emergenza e la terapia intensiva – spiega all’indomani della tragedia di Crans-Montana – il paziente praticamente è assistito a 360 gradi da un’equipe multidisciplinare altamente specializzata, quindi diciamo vengono soddisfatti tutti i bisogni assistenziali di cui necessita. Il momento critico è quando viene dimesso perché a livello territoriale, a parte la difficoltà ad avere dei percorsi indefiniti, il paziente non trova risposte assistenziali né per quanto riguarda la specificità del trattamento prevalentemente riabilitativo e medicamentoso e né per quanto riguarda la disponibilità di quei mezzi necessari come le guaine elastocompressive, lamine di silicone, tutori particolari , medici e fisioterapisti e infermieri dedicati a questo, perché sul territorio c’è una grande carenza”.

“Il bisogno fondamentale, cioè la risposta fondamentale, visto l’epidemiologia bassa del paziente ustionato – prosegue la dottoressa Biondo – sarebbe quella di poterlo inserire nel registro delle malattie rare. Perché? Perché comunque si è visto che dal punto di vista epidemiologico il paziente ustionato resta al di sotto della soglia per essere inserito nel registro dei malati, delle malattie rare e in più ha tutti gli altri requisiti richiesti, cioè che è una malattia cronica e soprattutto che ha bisogno di specialisti particolari e di presidi medicali che non sono, diciamo, ordinari e che non troviamo nei LEA”.