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Il commercialista e consulente del programma Rai ha spiato politici, pm e imprenditori fin dall'epoca di Craxi. L'appunto: "Qui c'è un reato"
Altro che visure camerali, o bilanci societari disponibili su internet, come affermato nei giorni scorsi dal direttore di Report Sigfrido Ranucci. Nell'archivio parallelo creato da Gian Gaetano Bellavia, consulente di numerose Procure e collaboratore abituale di Report, ci sono una quantità inverosimile di dati riservati, provenienti in buona parte dal lavoro di Bellavia per i pubblici ministeri: materiale "ad altissima sensibilità", "comprese le perquisizioni e le intercettazioni", "file di perquisizioni ed intercettazioni su vicende penali estremamente sensibili", "una enorme massa di file". A dirlo non è il Giornale: è lo stesso Bellavia, in un appunto di 36 pagine di cui il Giornale è in possesso, e che racconta esplicitamente l'allarme (ma in alcuni passaggi si potrebbe parlare di panico) del superconsulente di Ranucci per la fuoriuscita dal suo archivio di parte del materiale, copiato dalla ex dipendente Valentina Varisco al momento delle dimissioni. Quando parla di enorme massa di file, Bellavia non esagera. Nel suo conteggio, i dati estrapolati dalla Varisco sono 1.323.953: "da Fast copy sono risultati 1.029,184 file copiati mentre la sua cartella work sicuramente copiata per tempo porta 295.769 file", si legge nell'appunto. Ma in realtà la Varisco ha prelevato solo una piccola parte dell'archivio riservato: il cinque per cento, forse il dieci. Vorrebbe dire che il totale dei file accumulati da Bellavia oscilla tra i dieci e i venti milioni. Un lavoro di schedatura iniziato decenni fa con Craxi e Berlusconi.







