Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano

7 GENNAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 16:16

Aveva in tasca un biglietto per l’Austria, due coltelli e anche un ordine di allontanamento dall’Italia caduto nel vuoto. Marin Jelenic, il croato di 36 anni fermato per l’omicidio del capotreno Alessandro Ambrosio a Bologna, stava forse progettando una fuga definitiva oltre le Alpi attraverso una tratta ferroviaria che conosceva bene, avendola percorsa più volte come dimostrano i ripetuti controlli ai quali era stato sottoposto. Spesso anche con conseguenza, ma sempre minime e per questo – almeno fino al 23 dicembre – era stato libero di muoversi su e giù per le stazioni del Nord Italia.

Dopo l’omicidio di Bologna e una notte trascorsa nella sala d’attesa dell’ospedale Niguarda di Milano, però, Jelenic era forse prossimo alla fuga definitiva. Quando è stato fermato a Desenzano sul Garda dagli investigatori della polizia, infatti, l’uomo aveva già acquistato un biglietto per andare da Tarvisio a Villach, al di là del confine austriaco. La partenza era prevista per le 10.30 di martedì mattina. Non era la prima volta che Jelenic passava i confini nazionali: era stato infatti controllato alla frontiera di Trieste il 30 dicembre e il 10 novembre sempre a Tarvisio. Lunedì sera sul treno da Fiorenzuola a Milano il 36enne aveva chiesto in prestito a un passeggero il telefono cellulare, con cui ha tentato invano di fare una chiamata verso un numero croato. Stessa richiesta fatta diverse volte il giorno dell’omicidio quando si è aggirato a lungo nello scalo bolognese. Non si esclude che possa aver domandato di fare una telefonata anche al capotreno ucciso, per motivi ancora da chiarire.