Il nuovo romanzo di Pierre Jourde è un libro che attraversa la montagna, intesa come esperienza limite e spazio di sottrazione. Tutto accade in Alvernia – regione del massiccio centrale francese – ma le parole non coincidono con un’identità geografica riconoscibile. Jourde, autore francese scomodo e controcorrente, rivela il cuore vuoto della Francia in cui le carte geografiche si schiariscono fino al bianco, come se mancassero le parole per coglierlo nella sua essenza. È proprio da quel bianco iniziale che prende forma la natura antropologica del libro, segnando un tempo sospeso in cui perdersi.
Dalla montagna perduta (pubblicato da Prehistorica Editore, tradotto da Silvia Turato pp.180 €17) si muove tra osservazione topografica e meditazione filosofica. La montagna di Jourde non è mai rifugio, piuttosto, è un non-luogo radicale. Il “Ciclo della montagna” – composto da Paese perduto, Il Tibet in tre semplici passi, La Prima pietra e Il Viaggio del divano letto – prosegue con un centro vuoto intorno al quale tutto si organizza e si disfa, senza soluzione di continuità.
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