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Ultimo aggiornamento: 8:02

“Viceroy of Venezuela”. Lo chiamano ormai così, Marco Rubio, dentro e fuori l’amministrazione USA. È titolo simbolico, che si aggiunge a quelli reali di cui l’ex senatore repubblicano già si fregia. Segretario di stato. Consigliere alla sicurezza nazionale. Responsabile degli archivi nazionali. È titolo che, a seconda di come evolverà l’assalto a Caracas, può decidere il futuro di uno dei politici americani più scaltri e camaleontici degli ultimi decenni.

Diverse ricostruzioni giornalistiche di queste ore, in particolare quella del Wall Street Journal, sottolineano come ci sia soprattutto Rubio dietro l’operazione che ha condotto alla cattura di Nicolás Maduro. Per Donald Trump, spiegano fonti dell’amministrazione, l’opzione preferita è sempre stata quella diplomatica, più in linea con l’America First e con quello che davvero interessa al tycoon: le risorse petrolifere venezuelane. Ancora a luglio, in una riunione nello Studio Ovale, Trump aveva respinto le pressanti richieste di intervento armato contro il Venezuela di Rubio. “Si fa come dico io”, aveva detto il presidente. “Come dico io” prevedeva: esilio per Maduro: governo di transizione a Caracas; entrata delle società USA nello sfruttamento del petrolio venezuelano.