Ieri, sulla Verità, Alessandro Sallusti ha raccontato le manovre per evitare che la riforma della Giustizia varata dal governo Meloni determini il prossimo Consiglio superiore della magistratura. Da portavoce del comitato del Sì al referendum che dovrà approvare o cancellare la legge che porta il nome del ministro Nordio, Sallusti ha svelato il vero senso della discussione attorno alla data della consultazione popolare. Non si tratta di dare più tempo per organizzarsi a quelli che si oppongono alle nuove norme, ma di fare in modo che la riforma non abbia effetti sul prossimo Csm. Più in là nel tempo si va, nel chiedere agli italiani se sono d’accordo o meno a cambiare la Costituzione e a separare le carriere di pm e giudici, e più diventa impossibile che in autunno, quando l’attuale Csm esaurirà il proprio mandato, si possano eleggere i nuovi Consigli superiori della magistratura previsti dalla riforma.

Enrico Costa, deputato di Forza Italia, è vicepresidente della commissione Giustizia di Montecitorio.

Onorevole Costa, Alessandro Sallusti ieri sulla Verità scrive che il fronte del no al referendum sulla giustizia punta a ritardare il più possibile la consultazione popolare per arrivare alle elezioni del prossimo Csm, anche in caso di vittoria del sì, con le norme attuali. Condivide l’allarme?