PARIGI - La Maserati pattina sulla neve ghiacciata nel cortile dell'Eliseo. Quando Giorgia Meloni varca il portone Emmanuel Macron è già dentro a officiare il vertice dei "Volenterosi" con Zelensky. La premier italiana arriva intorno alle 16, quaranta minuti di ritardo giustificati, per la tappa all'ospedale Niguarda di Milano dove ha fatto visita ai sopravvissuti di Crans-Montana. Incede in un tailleur nero con cristalli d'argento, è accolta dal capo del cerimoniale Frederic Billet. È il giorno dell'Ucraina a Parigi. Ma anche il day after delle minacce di Trump alla Danimarca, un alleato della Nato: dopo il Venezuela il presidente Usa sogna il “golpe” pure nell'isola artica. Si muove in questa strettoia la diplomazia di Meloni nella Ville Lumiére. In mattinata la premier mette la firma sulla nota congiunta di sette Paesi Ue, Danimarca inclusa, che manda un segnale alla Casa Bianca sia pure tra mille accortezze lessicali per non irritare l'alleato d'Oltreoceano: l'«integrità territoriale» danese non si tocca, ma ben venga un maggiore impegno della Nato in Groenlandia per contrastare le mire russe e cinesi. Serra i ranghi con l'Europa la premier italiana, abbraccia a Parigi l'amica Mette Frederiksen, la conservatrice a capo del governo danese nel mirino di "Donald". Cerca di serrare i ranghi anche durante il summit francese che definisce per la prima volta le garanzie di sicurezza per l'Ucraina. Ovvero lo scudo per Kiev contro future aggressioni della Russia.