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Arrestati 14 reporter, cacciato un inviato di Cnn. Il racconto al "Giornale": "Maduro e moglie si sono feriti alla testa nel tentativo di entrare nel bunker e ritardare l'arresto"
Caracas si è svegliata nel rumore dei cingolati e degli spari. Posti di blocco improvvisati, uomini armati e incappucciati agli angoli delle strade, telefoni controllati dai collettivi del regime alla ricerca di un messaggio non gradito alla cupola chavista. Tank schierati in città, droni abbattuti nei pressi di Miraflores, versioni ufficiali che cambiano di ora in ora: prima l'allarme per un presunto attacco statunitense, poi la spiegazione di una "confusione interna" tra forze di terra e dell'aria.
Una cosa, però, è certa: il decreto di emergenza firmato dopo il giuramento di Delcy Rodríguez ha dato il via libera a una stretta generalizzata. Giornalisti fermati e perquisiti, 14 reporter locali arrestati, un inviato della Cnn espulso dal Paese. Sospese le visite ai prigionieri politici, avviata la caccia a fantomatici collaboratori interni del blitz ordinato da Trump. Gli apparati di sicurezza hanno ripreso il controllo della capitale con i metodi di sempre, mentre all'interno del regime affiorano tensioni sempre meno occultabili: da un lato il ministro dell'Interno Diosdado Cabello e i vertici della controintelligence militare, a cominciare da Alexander Granko; dall'altro i fratelli Rodríguez.
















