Il mercato del lavoro italiano quest’anno sarà guidato da un approccio più selettivo e qualitativo da parte delle imprese, con figure altamente specializzate la cui domanda cresce di percentuali mai sentite prima. Un esempio sono i tecnici di impianti industriali, per i quali Adecco a fine 2025 registra una crescita di oltre il 1.300%. Un altro gli specialisti di cyber security con il +790% e un altro ancora riguarda chi si occupa di machine learning con il +625%. Automazione e digitale stanno guidando la domanda in tutti i settori, ma dovendo individuare quelli che si muovono a ritmo più sostenuto sono sicuramente logistica, sanità e tutta la cantieristica, almeno nella prima parte dell’anno, grazie ai progetti del Pnrr.

Crescita più selettiva e qualitativa

Guardando ai numeri di coda del 2025, ormai da molti mesi soffia un vento favorevole come raccontano anche i più recenti dati Istat (ottobre 2025): il tasso di occupazione è al 62,7%, a un livello che l’Italia forse non aveva mai conosciuto, e gli occupati totali sono saliti oltre i 24 milioni. Resta però ancora molto da fare per risolvere la questione dei bassi salari, soprattutto per chi abita nei centri città, dove sia il costo della vita che delle case hanno raggiunto livelli proibitivi. I ceo delle principali agenzie del lavoro che operano in Italia e che sono uno degli osservatori più importanti per valutare il mercato, parlano di previsioni positive per il 2026, almeno per la prima parte, sebbene non paragonabili ai ritmi del biennio 2023 e 2024. Se il 2025 «si è dimostrato un anno di resilienza e consolidamento, in cui abbiamo assistito a una tenuta dell’occupazione complessiva, le prospettive per il 2026 sono di una crescita più selettiva e qualitativa», spiega Marco Ceresa, group ceo di Randstad Italia. La crisi geopolitica qualche preoccupazione la desta, ma l’impatto potrà al massimo «moderare il tasso di crescita, non arrestare la trasformazione in atto, come l’accelerazione della transizione digitale, con la valorizzazione delle competenze legate all’intelligenza artificiale, alla cybersecurity e all’analisi dei dati che sono tra le più richieste, e la maggiore richiesta di profili con esperienza e soft skills consolidate, rispetto ai junior, ma con una necessità di forte intervento di upskilling digitale per allinearsi alle nuove esigenze aziendali. Nel 2026 la domanda sarà più esigente, focalizzata sull’inserimento di professionalità ad alto valore aggiunto, per coprire specifiche mancanze di competenze».