Il gelo degli ultimi giorni, le trasferte da una casa all’altra, le sudate e poi il vento. E infine il virus, sempre presente, attivissimo e sempre pronto a contagiare vista la facilità di trasmissione avvantaggiata dalle riunioni conviviali delle festività ancora in corso. Il risultato di questo mix? Migliaia di persone a letto, qualche decina di anziani e fragili finita in ospedale e, per ultimo, qualche polmonite di troppo che, elemento da non sottovalutare, quest’anno ha coinvolto anche la popolazione giovanile. Le ultime news sanitarie rivelano che per il 30 per cento dei ricoverati si fa ricorso all’ossigeno ad alti flussi.
Tra i presìdi più bersagliati figurano Cardarelli, Ospedale del Mare, Pellegrini e San Paolo. Pronti soccorso ridotti all’osso e falle dell’assistenza territoriale saranno il primo scoglio per il neopresidente della giunta regionale Roberto Fico che pro tempore ha mantenuto la delega alla sanità. Ma vediamo la situazione attuale. Si parte dal Cardarelli dove dai 180 accessi al giorno si è passati a quota 210, con la consueta concentrazione di pazienti che, oltre a sintomi respiratori conseguenza dell’influenza, sono affetti da altre patologie. Spiega Antonio Starace, direttore (facente funzione) di “Pneumologia con Terapia Intensiva respiratoria”: «Anche stavolta il virus sta infettando soggetti non vaccinati, e questo dato può spiegare l’incremento delle polmoniti che al momento riguarda circa la metà dei 28 ricoverati, in prevalenza ematologici e oncologici. Purtroppo il trend degli immunizzati è in calo perché si è instaurata dopo il Covid un’errata convinzione, cioè che i vaccini siano conseguenza di successive altre manifestazioni morbose. Ovviamente si tratta di una leggenda da sfatare: i vaccini, lo documenta un recente studio condotto in Francia su oltre 30.000 persone, proteggono da complicanze anche mortali. Le persone che non presentano fragilità o co-morbilità possono essere assistite a casa dal medico di famiglia senza rischio di sovrainfezioni ospedaliere. Purtroppo la loro presenza è sempre meno garantita anche per la penuria di personale. Ecco perché per molti il pronto soccorso rimane l’unico punto di riferimento».











