A ottocento anni dalla stesura del Cantico delle Creature, Angelo Branduardi porta in scena a Venezia "Il Cantico", uno spettacolo che definisce «il più bello in cinquant'anni di carriera». Dopo il rinvio per motivi di salute nel novembre scorso, il cantautore sembra essersi ripreso e l'opera debutta finalmente al Teatro Goldoni il 10 gennaio alle 20 nel programma di Veneto Jazz (info www.venetojazz.com) e poi il tour proseguirà fino alla fine del 2026. Sul palco, con Branduardi, ci sono Fabio Valdemarin alle tastiere, Nicola Oliva alle chitarre, Stefano Olivato al basso e Davide Ragazzoni alla batteria. «Ho provato a ridare voce alle sue parole perché si possa di nuovo cantarle», spiega l'artista, che annuncia già un nuovo progetto teatrale con Aldo Cazzullo.

Branduardi, come nasce questa dedica a Francesco?

«Tra le molte cose scritte su di lui, è passata nella vulgata popolare l'interpretazione scelta da Roberto Rossellini di Francesco come "giullare di Dio". In realtà, come tutti gli artisti, Francesco passa attraverso la sofferenza e lo scandalo. Se prendi il salmo che Ennio Morricone ha scritto per me, te ne rendi conto. E poi quasi nessuno ricorda che è stato il primo poeta della nascente letteratura italiana, con il "Cantico di Frate Sole" che è la prima poesia della letteratura italiana. Dante viene cent'anni dopo».