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I social sono inondati di video delle manifestazioni pro Mad, con i soliti noti che lo difendono a spada tratta, arrivando a invocare il "complotto sionista" e ad aggredire i venezuelani che festeggiano la loro liberazione

Due giorni dopo la brillante operazione delle forze speciali americane in Venezuela, conclusasi con la cattura del dittatore Nicolàs Maduro, la sinistra non si dà pace. Mentre il popolo oppresso da anni festeggia nelle piazze del loro Paese e in giro per il mondo, sui social fioccano le testimonianze di contro-manifestazioni a sostegno del regime abbattuto dal blitz a Caracas. Dall'India all'Europa e fino all'altra sponda dell'Oceano atlantico, le frange comuniste, i pro Pal, gli studenti delle università e gli attivisti hanno trovato una nuova bandiera sotto cui unirsi per manifestare il loro odio per Washington e, più nello specifico, per Donald Trump.

Un odio che li acceca e li porta a sostenere un uomo che ha governato il suo popolo con il pugno di ferro come vertice di un sistema criminale e corrotto, ovviamente tenuto in piedi da elezioni truccate. E marce del genere si sono svolte anche negli Stati Uniti, the land of the free, la terra dei liberi. In molte città, gli stessi che erano scesi in piazza con i cartelli "No kings" si sono riscoperti aspiranti sudditi. Non dovrebbe sorprendere, visto che questi gruppi non sono nuovi all'ipocrisia, ma sentire i loro cori fa comunque una certa impressione. "Stati Uniti imperialisti, terroristi numeri uno", scandiscono in uno dei tanti video rilanciati in rete. "Liberate il presidente Maduro. Libertà, socialismo o morte", si sente in un altro. C'è anche chi - e pochi, per fortuna - ha proposto il "complotto sionista" come causa del blitz, perché tirare di mezzo gli ebrei fa sempre comodo.