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Dai paladini dei Cinque Stelle che sognavano l'asse Roma-Caracas fino agli intellettuali di estrema sinistra che invocano la legalità internazionale contro gli Usa di Donald Trump, il fronte pro-Maduro si riscopre oggi nudo

L'ordine di cattura eseguito oggi non ha colpito solo l'erede di Chavez, ma ha lasciato orfana anche una variegata truppa di sostenitori nostrani, sempre pronti a scambiare una dittatura autoritaria per una "rivoluzione democratica". Dai paladini dei Cinque Stelle che un tempo sognavano l'asse Roma-Caracas, fino agli intellettuali di estrema sinistra che invocano la legalità internazionale contro gli Usa di Donald Trump, il fronte pro-Maduro si riscopre oggi nudo e pronto a inforcare le tastiere per difendere la Repubblica Bolivariana del Venezuela.

Tra quelli che hanno sempre portato la bandiera di Maduro c'è Alessandro Di Battista: era il 2019 quando, ancora volto rampante del M5s, andava in tv da Lucia Annunziata a dire che "Maduro ha una parte di popolazione che lo avversa e lo contrasta ma c'è un'altra parte che lo sostiene. L'esercito sostiene Maduro". Ma aggiungeva anche, facendosi portavoce della posizione ufficiale del M5s, che "avere una posizione neutrale è una posizione di buon senso, che non significa stare con Maduro, non l'ho mai detto". Ed è lo stesso che oggi trasforma le bombe su Caracas in un’opportunità di marketing, usando l'attacco per spingere il tour del suo libro. Ed è lo stesso che qualche anno prima portò alla Camera un convegno sul sistema bolivariano al quale partecipò anche Luciano Vasapollo, docente de La Sapienza ma anche animatore della sinistra radicale italiana, quella più a sinistra della sinistra, che non ha mai fatto misteri dei suoi rapporti con la Repubblica Bolivariana del Venezuela.