MESTRE (VENEZIA) - Sergiu Tarna non aveva la fedina penale sporca, al massimo qualche segnalazione in Prefettura come consumatore di stupefacenti. Eppure, è proprio al sottobosco del mercato della droga che sarebbe legato il suo omicidio.
Sergiu Tarna, le ultime ore del 25enne ucciso: il lavoro, la birra con il collega, poi il viaggio in auto con i suoi assassini
È questa la pista che stanno battendo gli inquirenti nel tentativo di fare chiarezza attorno all’assassinio che si è consumato la notte del 30 dicembre, in attesa del riscontro dell’autopsia eseguita venerdì sul corpo del 25enne di origini moldave. Ma non ci sono solo i riscontri che sta cercando chi indaga. Ci sono anche le voci di chi ha avuto a che fare con il giovane nelle sue ultime settimane di vita: «Mancava un niente che le forze dell’ordine se lo venissero a prendere – afferma un conoscente –. Lo sapevamo tutti che aveva gli agenti alle calcagna, che era tenuto sotto controllo da un pezzo». Tra i tanti interrogativi che, a cinque giorni di distanza dall’omicidio, ancora si affastellano sopra il “giallo di Mira”, la certezza pare essere una sola: Tarna si era impantanato in giri molto più grandi di lui, quegli stessi che fanno arrivare in città fiumi di droga, poi divisi tra le piazze dello spaccio della terraferma veneziana.
















