In direzione ostinata e contraria rispetto alla libertà. Sempre dalla parte dei peggiori, dei dittatori, di quelli che incarcerano e ammazzano i dissidenti e mandano i carri armati in piazza. Protagonisti di questi innamoramenti non sono i capetti della sinistra extraparlamentare italiana, figure marginali, ma i condottieri della sinistra ufficiale, quella che siede in parlamento e punta a palazzo Chigi, Quirinale, ministeri. Elly Schlein, Nicola Fratoianni e gli altri insorti in difesa di Nicolás Maduro replicano uno schema antico, che ha visto i loro predecessori mobilitarsi per personaggi che fanno sembrare il narco-comunista venezuelano un guappo di periferia. C’è una coerenza di fondo: si prende la sbandata per chiunque sia nemico dell’Occidente e degli Stati Uniti (purché alla Casa Bianca alloggi un repubblicano).

Iniziarono mettendosi al servizio di Josip Tito, il capo dei partigiani infoibatori, e di Iosif Stalin, almeno finché le strade dei due non si separarono e i comunisti italiani si accodarono al secondo, più forte e più ricco. Al compagno Vincenzo Bianco, rappresentante nel Comintern, che gli aveva chiesto di intervenire per i prigionieri italiani in Russia, nel gennaio del 1943 Palmiro Togliatti rispose che «se un buon numero di prigionieri morirà, in conseguenza delle dure condizioni di fatto, non ci trovo assolutamente niente da dire». Nella fine di quei connazionali vedeva «la concreta espressione di quella giustizia che il vecchio Hegel diceva essere immanente in tutta la storia».