A Ostia con l’autrice di un thriller sensuale che incrocia realtà e finzione, corpi e sogni. Sulle tracce di Pier Paolo Pasolini, per mettere la parola fine a quella vicenda

di Chiara Barzini

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Nel cinquantesimo anniversario dell’omicidio di Pier Paolo Pasolini, Specchio d’argento è uscito in contemporanea in Inghilterra, Italia e Stati Uniti: è il nuovo romanzo della scrittrice inglese Olivia Laing. Ci porta dentro la pancia del grande cinema italiano, ma attraverso lo sguardo outsider, vulnerabile e infiammato di un enigmatico e ambizioso ragazzo inglese di vent’anni, Nicholas, appena arrivato in Italia, voglioso di esperienza sul campo. È lui il protagonista di una storia d’amore queer con Danilo Donati, il leggendario scenografo e costumista, premio Oscar e anche scrittore finalista al Premio Strega, scomparso nel 2001. Intorno a loro, un mondo in ebollizione: ci sono due set, perché questo è un romanzo-film che si svolge dentro Il Casanova di Federico Fellini e Salò o le 120 giornate di Sodoma di Pasolini. Ma ne aggiungerei un terzo, perché questo libro è a modo suo un film, una dichiarazione d’amore all’arte dell’immagine in movimento.

Per raccontare il furore, la violenza e la magia di quel cinema degli anni 70, Laing, come spesso fa, usa il corpo, la percezione fisica, il vissuto sulla pelle. Specchio d’argento (in Italia edito da Il Saggiatore) è un romanzo che parla di carne, fluidi corporei, desiderio, ossessione e attrazione. È un thriller sensuale che non ha paura di toccare il corpo, ma che rispetta in pieno i confini della storia reale. È anche un romanzo profondamente analogico, che racconta l’artigianato della fabbrica dei sogni: cosa significa costruire un film e, insieme, costruire un amore. Nell’estate del 1975 furono rubate alcune bobine del girato di Salò e di Casanova, che erano in lavorazione nello stesso periodo. Secondo alcune ricostruzioni, quel furto servì ad attirare Pasolini in una trappola, portandolo fino al campo dell’Idroscalo di Ostia dove, dopo la mezzanotte del 2 novembre 1975, fu aggredito e ucciso brutalmente. È da questa storia di pellicole rubate e mistero irrisolto che prende fuoco l’immaginazione di Laing. Nel romanzo, la morte del regista e poeta aleggia come un destino incombente. Non la “vediamo” mai in scena, ma ne sentiamo il peso attraverso odori, immagini, atmosfere.