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Parlando dell’incendio che nella notte di Capodanno ha causato la morte di 40 persone e il ferimento di altre 119 in un locale a Crans-Montana, in Svizzera, autorità ed esperti hanno parlato di flashover. La procuratrice generale del canton Vallese Beatrice Pilloud lo ha citato venerdì in conferenza stampa descrivendo la successione di eventi dopo l’incendio iniziale, probabilmente innescato dalle scintille di alcune candele pirotecniche attaccate a bottiglie di champagne.
Il flashover, a volte tradotto in italiano come “incendio generalizzato”, è un fenomeno noto a chi si occupa per lavoro di spegnere gli incendi, perché è il principale fattore che li rende mortali e devastanti. È il momento in cui il materiale combustibile in un ambiente chiuso prende fuoco tutto insieme, quasi nello stesso momento, anche se non direttamente raggiunto dal focolaio iniziale. Alcuni materiali presenti in quello spazio chiuso subiscono infatti una decomposizione termica, per effetto dell’aumento della temperatura, e rilasciano gas infiammabili.
Anche se ciascun materiale combustibile presente nella stanza ha una diversa temperatura di autoaccensione (cioè la temperatura minima alla quale una sostanza inizia spontaneamente a bruciare in presenza di ossigeno, senza bisogno di innesco), il calore prodotto fa sì che tutte le temperature di autoaccensione vengano raggiunte. Normalmente, in presenza di materiali combustibili ordinari, il flashover si verifica quando la temperatura dello strato di fumo denso nella stanza supera i 500 °C.











