«Mio figlio aveva scelto di andare a vivere da solo, a Chirignago, di farsi la sua vita. Non so cosa abbia fatto nelle ultime ore prima dell'omicidio, ma non riesco a spiegarmi come sia potuto succedergli qualcosa del genere». Anastasia Burghelea, la madre di Sergiu Tarna, ha cambiato la sua foto con quella di un nastro nero avvolto attorno a un cero; sotto l'immagine, oltre 250 commenti di condoglianze, quasi tutti in lingua moldava.

La comunità straniera in questi giorni si è scoperta compatta, stretta attorno alla donna e ai suoi altri due figli, un cordone di protezione per cercare di tutelare una famiglia distrutta da un dolore tanto imprevedibile quanto devastante. «Quando eravamo assieme parlavamo dei nostri famigliari, dei suoi due fratelli - spiegava sempre la madre, nelle ore passate, raccontando il rapporto con il 25enne - Non mi parlava del suo lavoro». E, quindi, forse neppure dei problemi economici che erano seguiti alla scelta di lasciare il bar di via Palazzo, che lo volevano inseguire un turno in più, in un locale in più, per la notte di Capodanno.

«Eri allegro, silenzioso e lavoratore, una persona dal cuore grande, che ha lasciato impronte nella mia vita e nei cuori di chi ti ha conosciuto». Il cugino Victor, online, si abbandona ai ricordi d'infanzia, ai giochi, alle rincorse, alle merende assieme: «È difficile accettare che tu non ci sia più. Hai lasciato alle spalle un enorme vuoto e un dolore che non si può esprimere a parole, ma so che i nostri ricordi rimarranno sempre in me. Non ti dimenticherò mai: prosegui dritta per il paradiso, anima gentile». Poi le foto assieme, che testimoniano i momenti di due vite intrecciate.