VENEZIA - Riverso su un fianco, abbandonato tra l’erba bassa e ingiallita, fin troppo visibile in mezzo alla spianata, in mezzo al niente. Sergiu Tarna, 25 anni, aveva una ferita tremenda alla tempia, addosso ancora gli abiti da cameriere, in tasca i documenti e qualche altro effetto personale. Dare un nome ai suoi resti, insomma, non è stato complicato; più difficile, invece, sarà ricostruire la dinamica esatta del suo omicidio e le ragioni dietro la violenza.
Il suo cadavere è stato scoperto per caso nella tarda mattinata del 31 dicembre, il delitto con tutta probabilità si era consumato nel corso della notte precedente, poche ore prima, ma per avere un quadro più definito è necessario attendere l’esito degli esami medico-legali, previsti per oggi: il rapporto dell’autopsia potrà servire anche a chiarire quale sia stata l’arma usata per ammazzare il 25enne, i carabinieri che per ora tengono aperte tutte le possibilità, da un colpo di pistola a bruciapelo al fendente vibrato con un oggetto acuminato - un piccone, un piede di porco.
Il corpo senza vita è stato inquadrato dal teleobiettivo di un fotoamatore che stava approfittando del mezzogiorno di San Silvestro per andare a caccia di aironi e di ibis e che, invece, si è trovato nel mirino della macchina fotografica una sagoma umana, distesa nel fango. Nell’ultimo giorno del 2025, nei campi tagliati dal Naviglio del Brenta che segna il confine tra Mira e Venezia, non c’erano altri movimenti oltre a quelli degli uccelli di laguna: via Pallada, che corre parallela alla poco più popolosa via Moranzani, quasi non ha case a costeggiarla, il paesaggio si limita ai terreni coltivati e al fiume, la centrale Enel e i campeggi di Fusina sono tutti oltre la barriera invalicabile del corso d’acqua, e per saltare dall’altra parte occorre tornare indietro, fino al centro di Malcontenta.











