Nulla, comunque, in confronto alla familiarità con papi e cardinali di Pier Ferdinando Casini, che nella sua veste di presidente della commissione Esteri del Senato, nel 2018, dopo il rientro da una visita ufficiale in Venezuela «caldeggiata» dal Vaticano presentò una mozione molto critica sulla gestione di Maduro: l’approvazione avvenne ma col voto contrario dei grillini. E allora Conte era presidente del Consiglio: lui poi formalmente parlò di «un Paese geograficamente lontano, ma tanto amato, quale il Venezuela», senza sbilanciarsi a favore del regime perché messo però all’angolo dalla Lega e dal ministro degli Affari Esteri Enzo Moavero Milanesi che volevano far riconoscere dal governo italiano la vittoria elettorale di Juan Guaidò, oppositore di Maduro. Ma Conte non poteva andare contro Alessandro Di Battista, contrario al riconoscimento di Guaidò e all'ultimatum dell’Ue al Venezuela, dato che la posizione «chavista» è sempre stata molto popolare tra i pentastellati. Ora, con l’intervento americano a Caracas, l’immediata condanna della Russia rischia di vedere il leader M5s accusato sempre di più di «posizione filoputiniane», difendendo Maduro. E mettendo pure a grave rischio il «feeling» con Trump: gli converrà accusare Donald? Una foto del 30 luglio 2018, scattata alla Casa Bianca, vede Conte e Trump sorridenti, che si guardano, con l’italiano pronto a incassare gli elogi del presidente degli Stati Uniti, confermando «ilvalore strategico del rapporto bilaterale e della storica amicizia che unisce i due Paesi». Certo, il problema numero uno per i pentastellati è sempre stato quello della politica estera, mai chiara e soggetta a repentine variazioni per colpa delle amicizie con regimi «borderline» fin dai tempi di Beppe Grillo «che ha la moglie iraniana», sibilano alcuni movimentisti della prima ora. Per non parlare del Medio Oriente..."