Settantotto giorni. Tanto manca, nei piani del governo, al referendum confermativo della riforma della giustizia, che i ministri intendono far svolgere domenica 22 e lunedì 23 marzo. L’alternativa è anticipare i seggi di una settimana, dunque ai giorni 15 e 16. L’ipotesi 29 e 30 marzo, a quanto si apprende, non è fattibile: il 29 è la domenica delle Palme, solennità religiosa, e il 30 sarebbe il settantunesimo giorno dal decreto di indizione del referendum se questo fosse varato all’ultimo momento possibile, quindi oltre la scadenza di settanta giorni prevista dalla legge. La parola definitiva la dirà il consiglio dei ministri, nel giro di due settimane. Si sarebbe potuto votare anche prima, il 1° e il 2 marzo. Sergio Mattarella ha fatto sapere che non si sarebbe opposto, ma ha invitato l’esecutivo a tenere presente il rischio di ricorsi da parte della sinistra. I leader dell’opposizione sanno che oggi il «No» alla riforma uscirebbe sconfitto dalle urne e vogliono prendere tempo, nella speranza che intanto il vento cambi. Così il 29 dicembre Alfredo Mantovano, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, d’intesa con Giorgia Meloni, ha telefonato a Elly Schlein e Giuseppe Conte, per informarli che il governo non ha interesse a forzare i tempi e intende convocare i seggi nella seconda metà di marzo.
Referendum, il governo punta al 22 marzo | Libero Quotidiano.it
Settantotto giorni. Tanto manca, nei piani del governo, al referendum confermativo della riforma della giustizia, che i ministri int...







