È volato ieri a Crans-Montana, Antonio Tajani, il primo ministro degli Esteri ad andare personalmente sul luogo della strage. Ha deposto una corona di fiori, ha visto l’orrore e la devastazione che le fiamme hanno lasciato nel bar e ha parlato con le autorità svizzere, a cominciare dalla procuratrice generale Beatrice Pilloud. Poi ha incontrato i familiari, una trentina, dei ragazzi feriti e, soprattutto, di quelli ancora dispersi. «Ci vorrà molto tempo ancora, perché è difficile il riconoscimento. Non possiamo dare notizie che non siano completamente confermate: quindi bisogna aspettare» ha affermato. Ma poi ha ricordato che è stata organizzata una task-force e che l’ambasciatore Gian Lorenzo Cornado e il console generale in Svizzera sono a disposizione e al lavoro: «Le famiglie chiedono di avere notizie più velocemente possibile e noi abbiamo dato la disponibilità massima ai nostri concittadini, ho detto loro di chiamarmi direttamente, ho lasciato loro il mio numero di portatile, perché possano avere informazioni dirette anche da me».

È stato lo stesso ministro ad aggiungere che un funzionario dell'Unità di crisi della Farnesina è sul posto mentre il personale diplomatico è presente nelle varie città svizzere dove sono ricoverati i feriti. Intanto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha inviato al presidente della Confederazione Svizzera, Guy Parmelin, un messaggio per esprimere «profondo cordoglio» e «un pensiero commosso alle vittime», mentre il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha espresso a titolo personale e a nome del governo, le più sentite condoglianze. Il punto di accoglienza si trova al centro congressi del paese le Regent, mentre il consolato italiano di Ginevra ha aperto un'unità di crisi, in collegamento con la Farnesina. Insieme i familiari dei dispersi vivono ore di angoscia e di solidarietà. Anche il ministro si è commosso vedendo quel luogo di festa per ragazzini trasformato in un girone di morte e dolore: «Ho visto - ha raccontato con emozione - le tracce di un vero dramma. Le scarpe e i vestiti per terra mi hanno fatto venire in mente quello che può essere successo. Sono padre e nonno, capisco cosa possa provare un genitore. È evidente che qualcosa non ha funzionato sul piano della sicurezza». E ha aggiunto: «La presidente del Consiglio Giorgia Meloni è stata la prima a essere informata della mia missione a Sion e Crans-Montana, così come tutti i leader italiani. Ho parlato con Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni, Carlo Calenda, Matteo Renzi, Matteo Salvini e Maurizio Lupi. Li tengo informati».