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Il centro sociale di Milano con il quale il Comune tiene aperto un dialogo vuole introdurre il concetto di "improprietà" definendosi come "grimaldello atto a scardinare l’architrave giuridica del concetto di proprietà"
Il centro sociale Leoncavallo, dopo lo sgombero dello scorso agosto, ha diffuso un documento programmatico che punta a riscrivere il concetto di legalità nel nostro Paese introducendo il concetto di "improprietà". Si tratta di una sorta di istituto giuridico che gli antagonisti vorrebbero introdurre per scardinare il possesso esclusivo dei beni. Secondo il testo, la proprietà privata sarebbe ormai un concetto inadeguato, specialmente quando riguarda grandi patrimoni immobiliari lasciati inutilizzati. Per gli attivisti, il diritto di proprietà deve essere sospeso o interdetto a favore di un esercizio di un diritto collettivo.
Il piano d'azione delineato è chiaro e non risparmia minacce dirette ai proprietari di immobili. Nel testo si legge che "le grandi proprietà è giusto che vivano qualche preoccupazione, che sentano il fiato del Movimento sul collo". La giustificazione teorica è che chi possiede centinaia di appartamenti pratichi "la più spregevole delle speculazioni" e che, di conseguenza, quegli immobili possano "essere in ogni momento occupati". Quello che emerge dal documento è una dichiarazione intenti che vuole abolire la proprietà privata per legge per dare agio agli antagonisti di procedere con le occupazioni che, in questo contesto legislativo, sarebbero normalizzate e legittimate. Il movimento rivendica un ruolo di sostituzione allo Stato e ai Comuni per garantire quello che definiscono un "diritto universale alla casa".






