Per anni immagini e video hanno funzionato come una scorciatoia cognitiva: vedere equivaleva, nella maggior parte dei casi, a credere. Quella certezza si sta rapidamente erodendo.
La diffusione di strumenti di intelligenza artificiale capaci di generare volti, voci e situazioni credibili ha inaugurato una fase in cui la distinzione tra documentazione e simulazione è sempre più sottile.
I deepfake, un tempo confinati a esperimenti marginali, sono entrati nel flusso quotidiano dell’informazione e dell’intrattenimento, mettendo in discussione il valore probatorio delle immagini e il rapporto di fiducia tra chi pubblica e chi guarda.
È in questo scenario che si colloca l’analisi di Adam Mosseri, responsabile di Instagram, che guardando al 2026 prevede un’ulteriore accelerazione di questo processo: l’autenticità, sostiene, sta diventando “infinitamente riproducibile” a causa di deepfake sempre più credibili e di immagini e video generati dall’intelligenza artificiale sempre meno distinguibili da quelli reali.
Dalla fiducia allo scetticismo






