Gesù non è mai stato crocifisso e l’intelligenza artificiale può dimostrarlo. È la convinzione del regista Julian Doyle, come riporta il Daily Star, che ha lavorato al film satirico “Brian di Nazareth” del gruppo comico Monty Phyton, in cui il protagonista nasce nella capanna accanto al Messia dei cristiani e alla fine muore crocifisso. Dopo 40 anni di ricerche, Doyle è arrivato a sostenere che l’uomo messo a morte sul Golgota non fosse Gesù, ma Giuda il Galileo, che guidò una rivolta contro la tassazione romana nel 6 d.C. Stando alla sua versione, il figlio di Maria e Giuseppe avrebbe invece preso parte a una precedente “crocifissione rituale” simbolica nel Giardino di Betania (da cui sarebbe uscito illeso) e sarebbe stato un maestro e un guaritore mistico. Anni più tardi, poi, sarebbe stato lapidato fino a rimanere senza vita con le accuse di stregoneria e blasfemia.

Una nuova versione della Storia

Un intreccio di storie che, secondo Doyle, è stato sfruttato dai primi seguaci di Gesù per presentare la sua morte come effettiva e non simbolica. E così, la religione avrebbe ereditato l’immagine di un salvatore crocifisso e risorto dopo tre giorni facendone la base della fede cristiana. “Una fusione di due uomini i cui destini divennero uno solo”. Stando a quanto riporta il Daily Star, il regista ha affermato di aver pensato a questa teoria mentre montava la scena della crocifissione di “Brian di Nazareth” in cui gli attori Eric Idle, Graham Chapman e John Cleese sono appesi alle croci e cantano il brano “Always look on the bright side of life”. “Mentre ero seduto a rimettere insieme i pezzi del filmato, qualcosa ha cominciato a turbarmi. Più guardavo quel girato, più sentivo che l’evento che rappresentava non sarebbe mai potuto accadere nel modo in cui ci è stato raccontato”, ha sottolineato Doyle, che ha spiegato di usare utilizzare il metodo “Sherlock Holmes”: eliminare l’impossibile per vedere ciò che rimane. Ma in nessun modo, quattro decenni fa, avrebbe potuto dimostrare la sua ipotesi. Così, “ho continuato ad affinare le prove, confrontando ogni dettaglio con la documentazione storica. Ma poi mi sono trovato di fronte a un problema serio: le informazioni erano così bizzarre e contraddicevano così tanto il consenso accademico che sarei stato etichettato come un pazzo se avessi osato menzionarne anche solo una parte. Sono rimasto bloccato per anni, finché l’intelligenza artificiale non è venuta in mio soccorso”.