Se avete ancora occhi cinematografici anche per altro, e non polifemicamente solo per Zalone, se avete insomma ancora voglia di andare al cinema non solo per un attore, questo è un film che parla dei mali contemporanei con sagacia grottesca, ironia corrosiva, senso spaventoso dell'oggi e soprattutto del domani.
Quando nel 2002 esplose il caso di "Mr. Vendetta", il regista coreano Park Chan-wook cominciava a essere già un nome interessante, specialmente nei festival.
La trilogia della vendetta che ne seguì (arrivarono in successione "Old boy" - 2003 - e "Lady Vendetta" 2005 -), di fatto consacrarono un autore, che ha continuato per la sua strada a raccontare un mondo crudele e perverso, al tempo stesso sofisticato e melodrammatico, con uno sguardo lucido e spietato, come spesso nel cinema coreano sappiamo rintracciare. Ora torna alla regia tre anni dopo l'ottimo "Decision to leave", piazzato in Concorso a Cannes, dove aveva conquistato, tanto per cambiare, un premio: quello alla regia. "No other choice Non c'è altra scelta", passato a Venezia lo scorso settembre (lì colpevolmente la giuria non gli ha attribuito alcunché), è l'ennesima conferma di una carriera di grande coerenza.
Parla della grande crisi del mondo del lavoro e contrariamente al desiderio di gran parte dell'umanità, mostra come avere un impiego in questa nostra società punitiva sia tutt'altro che semplice, ma averlo e perderlo in un attimo lo sia ancora meno. Man-soo è un padre di famiglia che lavora in una cartiera da 25 anni, con una buona posizione sociale (ha una bella casa, una famiglia con due figli e due cani). Sta bene e i soldi non gli mancano. Ma un giorno viene brutalmente licenziato dopo anni di stimato impiego e ovviamente non sa rendersi conto di quell'atteggiamento irriconoscente da parte dell'azienda. Costretto a tornare sul mercato, mentre il lavoro scarseggia per via dell'introduzione robotica e l'AI, ha un solo modo per riottenere un impiego: eliminare gli avversari.








