Il 2026 ha debuttato con una buona notizia per l’agroalimentare italiano. La correzione dei dazi antidumping (107%) imposti dall’amministrazione americana alla pasta. Secondo quanto riportato dalla Farnesina il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti ha reso noto la rideterminazione delle aliquote fissate che dal 91,74% scendono al 2,26% per la Molisana, al 13,98% per Garofalo e al 9,09% per altri 11 produttori tra cui Barilla.

«Un segno del riconoscimento della fattiva volontà di collaborare delle nostre aziende da parte delle autorità statunitensi - il commento del ministero degli Esteri - e anche un segno dell'efficacia del sostegno assicurato dalla Farnesina e dal Governo sin dal principio e che intendiamo continuare ad assicurare in vista delle decisioni definitive». «La buona notizia che arriva dagli Stati Uniti - ha sottolineato il ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare, Francesco Lollobrigida - dimostra come il lavoro serio, senza inutili allarmismi, porti i suoi frutti».

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Brindano i produttori italiani. Nel 2024, secondo i dati Coldiretti-Filiera Italia, l’export di pasta made in Italy ha raggiunto un valore di 671 milioni nel mercato strategico degli Usa. Ora resta aperta la “vertenza” per il vino con l’obiettivo di azzerare i dazi attualmente al 15%. Le etichette italiane infatti a ottobre hanno segnato un calo del 17% delle spedizione negli Usa. Archiviata la legge di Bilancio, l’agroalimentare italiano punta dunque i riflettori su Bruxelles e Washington. Tra nuova Politica agricola comune (Pac), accordo Ue-Mercosur e dazi imposti da Donald Trump sono tutte fuori dai confini le partite da giocare. Un’impresa non facile. Il 2025 si è chiuso con una grande manifestazione di tutti gli agricoltori europei in un clima piuttosto teso. E l’aria non è cambiata. In Polonia i trattori si sono già riaccesi. E anche in Italia si respira preoccupazione per le decisioni della Commissione europea.