Stefania Ascari ha fatto fuoco e fiamme: «Quella in corso è una squallida operazione di fango. Io non mi piego». La deputata del M5S, alla sua seconda legislatura, ha reagito con veemenza alle polemiche che l’hanno coinvolta sull’onda dell’inchiesta della procura di Genova sulla presunta “rete italiana” di Hamas. Ascari è nel mirino del centrodestra per la sua partecipazione a una serie di iniziative, soprattutto all’estero, promosse dal network riconducibile a Mohammad Hannoun, il presidente dell’Associazione benefica di solidarietà con il popolo palestinese - Abspp - arrestato il 27 dicembre. Operazione sulla quale ha messo il timbro, insieme al procuratore della Repubblica di Genova, Nicola Piacente, anche il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, Giovanni Melillo. Ecco, Ascari per la seconda legislatura consecutiva rappresenta il suo gruppo parlamentare, il M5S, proprio in commissione Antimafia. E qui iniziano i problemi, politici, per Ascari. La Commissione presieduta da Chiara Colosimo (Fratelli d’Italia), infatti, indaga sulle reti criminali e i loro flussi finanziari.

E l’inchiesta su Hannoun, seppure non formalmente un’indagine di mafia, è comunque seguita dalla Dna guidata da Melillo. Insomma, c’è un problema di opportunità politica che i partiti della maggioranza sono pronti a far valere alla ripresa dei lavori dopo la pausa natalizia (la prima seduta del 2026 potrebbe essere convocata l’8 gennaio). Premessa: i componenti della commissione Antimafia sono designati dai presidenti di Senato e Camera su indicazione dei gruppi parlamentari. L’unico caso per il quale possono essere rimossi è in presenza di una loro falsa dichiarazione rispetto a quanto previsto al momento di assumere l’incarico. Poi ci sono i casi di inopportunità, tra i quali secondo la maggioranza adesso c’è anche quello di Ascari. Se il presidente del M5S, Giuseppe Conte, sulla vicenda Hannoun è intervenuto solo ieri, i partiti del centrodestra sono da tempo all’offensiva.