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Il governo israeliano ha comunicato a decine di organizzazioni non governative (ong) che si occupano di assistenza umanitaria che da domani, 1° gennaio del 2026, non potranno più operare all’interno della Striscia di Gaza.

Secondo Israele queste ong non soddisfano i nuovi requisiti per operare in quel territorio, oltre che in Cisgiordania e a Gerusalemme Est, che secondo la legge internazionale è territorio palestinese: in particolare, secondo il governo, le ong in questione non avrebbero fornito tutti i dettagli necessari per accertare che i loro dipendenti non abbiano legami con gruppi e organizzazioni terroristiche palestinesi, come sospetta il governo. Le nuove norme per poter fare assistenza umanitaria nei territori palestinesi sono entrate in vigore un anno fa.

Il provvedimento annunciato dal governo (in particolare dal ministero degli Affari della diaspora e del contrasto all’antisemitismo) riguarda alcune note organizzazioni internazionali come ActionAid, l’International Rescue Committee e il Norwegian Refugee Council: dal 1° gennaio la loro licenza sarà revocata e avranno due mesi per concludere tutte le attività, quindi entro marzo.

Israele accusa da tempo le organizzazioni umanitarie che operano nella Striscia di avere legami con Hamas (il caso più discusso è stato quello dell’UNRWA, l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di fornire assistenza umanitaria ai profughi palestinesi). Hamas governa la Striscia di Gaza dal 2007: chi opera al suo interno è in molti casi obbligato a lavorare a stretto contatto col gruppo.