Il programma della Marcia della Pace a Bologna non cambia. Ma Alberto Zucchero, voce del Portico della pace che ha promosso l’iniziativa il primo giorno dell’anno –appuntamento oramai tradizionale per la città – chiarisce lo spirito della manifestazione. Assumendosene la responsabilità anche rispetto a un programma giudicato “non condiviso” dal presidente della comunità ebraica di Bologna Daniele De Paz.

Zucchero, a 48 ore dall’evento che saluterà il nuovo anno, De Paz ha avanzato un auspicio: “Sarebbe opportuno continuare a lavorare sul programma”. Cambierà qualcosa?

"Ho sentito De Paz e abbiamo entrambi convenuto che non ci sono le condizioni per aprire una riflessione sul programma e cambiarlo ormai alla vigilia dell’evento. Nel rispetto dei ruoli, la responsabilità è del Portico della pace, la regia è nostra”.

Con quale idea è nata la marcia a Bologna nel 2026?

"Da più di un mese ci lavoriamo, l’idea è di un evento corale, plurale, non omologato in un mondo dove ogni mediazione è saltata, in un tempo di polarizzazione in cui esiste solo la vittoria o la sconfitta e non c’è più la capacità di riconoscersi, di ricomporre i conflitti in modo nonviolento. Ci sono momenti del programma in cui uno si può sentire più o meno in sintonia, ma il nostro intento è stato quello cercare di mettere in cerchio tutti per opporci a quel cortocircuito che ci sta ostinatamente precipitando nella guerra come sola alternativa. Non vogliamo mettere in imbarazzo nessuno, ma tenere insieme esigenze diverse mostrando la capacità di tutte le anime di coabitare, anche nella frizione”.