Finale d’anno ad alta quota per Piazza Affari, che chiude il 2025 con un rialzo che supera il 30% a quasi 45.000 punti. Il titolo migliore è Fincantieri salito del 141%. Per il 2026 non si parla più dei massimi del 2007 o del 2008, già superati più volte nel corso dell’anno, né di quelli del 2001, rimasti un tabù fino a pochi mesi fa.
Non c’è pace tra gli ulivi in Grecia, nelle stalle del Belgio e della Francia dove addirittura la polizia spiana i fucili per fermare gli agricoltori mentre il Vescovo di Cambrai che dice Messa su un altare di balle di paglia benedice i trattori della protesta. Tornano a farsi sentire i contadini dei paesi ai confini con l’Ucraina; già provati dal dumping generato dai prodotti che arrivano da oltreconfine senza alcuna compensazione temono come la peste un frettoloso ingresso di Kiev nell’Ue.
Michael Flacks annuncia l’accordo, ma l’accordo non c’è. Almeno non ancora. Il miliardario americano, a capo del fondo Flacks Group con sede a Miami, ha scritto ieri su LinkedIn di aver «raggiunto un accordo con il governo italiano per acquisire Ilva Steel, il più grande stabilimento siderurgico integrato d’Europa». In realtà nessun contratto è stato firmato. Semplicemente i comitati di sorveglianza di Ilva in amministrazione straordinaria (proprietaria degli impianti) e di Acciaierie d’Italia (gestore) hanno autorizzato l’avvio di una trattativa in esclusiva per la cessione dell’intero gruppo con il fondo americano di Flacks. La sua offerta è stata giudicata la migliore, superando quella dell’altro fondo statunitense in corsa per l’acquisizione integrale, Bedrock.












