Dal rischio di incostituzionalità a quello di mettere in ginocchio le Corti territoriali, gli scenari più grigi erano stati paventati tutti. E invece niente. La Corte Costituzionale ha dato ragione alla misura del governo che sposta la decisione sulle convalide del trattenimento dei migranti alle Corti d’Appello. Sottraendola alle sezioni specializzate. Come stabilito in un emendamento al decreto flussi presentato poco più di un anno fa da Sara Kelany responsabile del dipartimento immigrazione di Fratelli d’Italia.
L’appuntamento referendario del prossimo marzo costituisce un’occasione da non perdere per una svolta riformatrice delle istituzioni. Si fronteggiano oggi due visioni culturali diametralmente opposte: da un lato il partito del No a tutti i costi, che col pretesto della sacralità della Costituzione nulla vuole cambiare - e che non a caso si identifica in un ben determinato schieramento politico e ideologico - e dall’altro il fronte del Si, più trasversale e multitasking, che abbraccia, oltre all’ala filogovernativa, anche una certa parte dell’elettorato che si riconosce nei valori della sinistra più moderata, moderna e consapevole.
La sentenza della Corte Costituzionale sulla legge per il fine vita potrebbe, ma su questo argomento il condizionale è doveroso, motivare il Parlamento a varare una legge nazionale che disciplini una volta per tutte e per tutti la materia. In questo senso, riporta l’Ansa, che ha interpellato diverse fonti di maggioranza, la commissione Affari sociali del Senato è pronta a riprendere i lavori sul ddl in materia di fine vita al rientro dalla pausa natalizia. Già dal 7 gennaio si potrà procedere a una convocazione delle commissioni riunite Affari sociali e Giustizia, dove potrà riprendere l’esame del testo interrotto dalla sessione di bilancio.






