Vale 177 miliardi il contributo dei lavoratori stranieri al Pil nazionale: si tratta del 9% del valore aggiunto totale prodotto dall’occupazione in Italia (1.966 miliardi di euro in base ai conti economici nazionali). I lavoratori con cittadinanza diversa da quella italiana sono 2,51 milioni e rappresentano il 10,5% della forza lavoro complessiva.
Sono alcuni numeri del XV Rapporto annuale sull’economia dell’Immigrazione «Da stranieri a nuovi italiani: come cambia l’immigrazione», della Fondazione Leone Moressa, che sarà presentato il 20 ottobre a Roma (Cnel, dalle 11 alle 13) e che Il Sole 24 Ore del Lunedì può anticipare.
«Il Pil dell’immigrazione»
In realtà il numero degli occupati di origine non italiana è più elevato, ma l’acquisizione della cittadinanza fa uscire progressivamente questi lavoratori dalle statistiche degli stranieri. A inizio 2024 erano quasi due milioni i cittadini italiani originari di un altro Paese.
Quello che la Fondazione Moressa definisce il «Pil dell’immigrazione» ha superato dunque l’incidenza dell’8,8% sul valore aggiunto totale registrato nel 2023. «Il 9% sul Pil è un’incidenza pur sempre limitata e persino più bassa rispetto a quella degli occupati stranieri», spiega Chiara Tronchin, ricercatrice della Fondazione Leone Moressa. «Il motivo - continua - è da ricercare nel fatto che i lavoratori stranieri sono inseriti nelle professioni a più basso valore aggiunto».







